NOTIZIE
STORICHE IN GENERALE
di Lucio Cuomo
Nel Catalogo dei Baroni nella seconda metà
del XII secolo, non risulta il sito di Montelapiano,
ma quello di Monte Santangelo con Monte Ursario.
Questi luoghi sono oggi identificabili con Montevecchio
e la contigua cima, senza nome, che protegge Buonanotte
(la Nucca di Buonanotte). Notizie storiche documentano
la presenza di vari feudatari su Monte S. Angelo
come il normanno Rainaldo figlio di Aniba, i francesi
Raoul e Matilde de Courtnay, Filippo di Fiandra,
Napoleone Orsini, Raimondo Caldora ed i suoi eredi.
Scarne notizie queste che ricordano ben poco dell'antico
centro che, secondo le leggende locali, sarebbe
stato abbandonato per un'invasione di formiche.
Tralasciamo le leggende e pensiamo piuttosto ad
eventi naturali che potrebbero essere stati le cause
principali della scomparsa dell'abitato su Montevecchio.
Il catastrofico terremoto del 1456, ad esempio,
potrebbe aver fatto disseccare le sorgenti locali
per cui, in mancanza d'acqua, sarebbe divenuta necessaria
una migrazione in un luogo più adatto.
Certamente è dalla seconda metà del
XV secolo che compaiono notizie più circostanziate
e precise su Montelapiano (o Montelapidario come
veniva appellata), che entra a far parte, con altri
feudi, nel 1476 della dote della Regina Giovanna
III d'Aragona andata sposa a Ferdinando re di Napoli,
per uscirne dopo poco più di trent'anni,
per ulteriori ragioni di stato ed essere 'donata'
a Fabrizio Colonna.
Dal 1507 in poi la vita del piccolo feudo trascorre
tra un infinito susseguirsi di padroni e padroncelli,
famiglie nobili di un certo lignaggio e sparuti
avventurieri di brevissimo transito con titoli di
poco conto e vaga consistenza economica e morale.
Così ai Colonna seguiranno i Carafa e a questi
i Caracciolo che con alterna fortuna, varia spregiudicatezza,
soprusi, angherie e ruberie di ogni sorta gestiranno
le terre e la gente della piccola universitas, sfruttando
le une e l'altra in barba alle leggi del Regno (cd.
prammatiche) ed al rispetto altrui. Tutto sino al
1806, quando la legge eversiva della feudalità
sembrerà porre fine agli abusi.
È vero fino ad un certo punto, poiché
nel corso del XIX secolo, gli ex principi e baroni,
trasformatisi in borghesi benestanti, sono ancora
quelli che mescolati ai 'galantuomini', nuova classe
emergente, si accaparrano i terreni migliori a discapito
dei poveri contadini e li continuano a sfruttare,
costringendoli non molto tempo dopo ad emigrare.
Nel secolo decimonono non esiste più il Castello,
ma un bel palazzo di fronte alla Chiesa di S. Antonio
di Padova è la nuova sede dei Principi Caracciolo;
la famiglia de Prospero, proveniente da Montazzoli
si è sistemata in paese ed ha eretto qui
una bella costruzione, mentre il giudice Marinelli
ha sposato una erede dei Camelondi, insediandosi
nella loro casa e lasciando ai posteri il monogramma
inciso sul decoro in ferro battuto del portone.
CHIESA DI S. MICHELE ARCANGELO
- visita il paese
La Chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo,
il cui impianto originale risale agli inizi del
1500, è stata oggetto, nei secoli passati,
di varia titolatura e sottoposta a rifacimenti
e restauri come oggi la vediamo.
Fino al 1591 era semplicemente una chiesa dedicata
a S. Michele; da questa data in poi diviene parrocchia
e tra una Visita Pastorale e l'altra e l'avvicendarsi
continuo di sacerdoti presentati dal feudatario
di turno e virtualmente nominati dal Vescovo di
Chieti, si arricchisce di altari, statue e rendite
che culmineranno nell'accordo del 1795, anno nel
quale la chiesa perde ogni rendita indiretta e
la congrua viene versata al Parroco pro tempore,
direttamente dall'università di Montelapiano
con la spesa aggiuntiva di ducati trenta per l'economo
coadiutore.
Negli anni quaranta del XIX secolo S. Michele
Arcangelo è oggetto di ricostruzione e
restauro per le mutate esigenze della popolazione
ed interviene per queste opere Florindo Palumbo
che la provvede di stucchi e sculture decorative
specialmente all'esterno, sulla facciata. Florindo
Palumbo sarà poi chiamato anni dopo per
l'esecuzione dei lavori del costruendo camposanto
presso la chiesa di S. Maria degli Angeli.
Negli anni cinquanta dello scorso secolo, la Chiesa
subisce ulteriori lavori di consolidamento che
interessano il campanile e la parete esterna sinistra
della navata; in quell'occasione o qualche anno
più tardi viene dipinta sull'architrave
della facciata questa iscrizione:
A.D. MI CAMOKA BEELIM IEHOVA G.P. PAROCHUS
1849
Essa, per metà cristiana e per metà
ebraica, sembra tradire una matrice israelitica
per l'ignoto pittore ed insieme il rispetto ed
il ricordo per don Galizio Palumbo parroco a Montelapiano
negli anni della ricostruzione della chiesa.
S. ANTONIO DI PADOVA
- SANTA CROCE - S. MARIA DEGLI ANGELI -
visita il paese
Eretta nel primo sessantennio del secolo diciassettesimo,
la chiesa di S. Antonio di Padova, al contrario
della parrocchiale, dove era proibito dal feudatario
il rito della sepoltura, benché di minute
dimensioni - viene citata infatti nel 1668 come
cappella - rappresenta un'alternativa valida alla
deposizione dei morti negli altri edifici ecclesiali
fuori le mura: Santa Croce e Santa Maria degli
Angeli.
Queste ultime, per alterne vicende legate soprattutto
al loro mantenimento, vengono pian piano abbandonate
e Santa Croce oggi non esiste più. L'unica
traccia rimane nella memoria di quanti, in occasione
della costruzione dell'Asilo, ricordano di aver
trovato nel terreno tracce di mura ed ossa umane.
IL CASTELLO
Chi volesse visitare il Castello di Montelapiano
oggi, rimarrebbe deluso; di esso non rimane alcuna
traccia, tranne una piccola piazza (Piazza Palazzo)
da cui si può ammirare uno splendido panorama,
con il Monumento ai Martiri di Montelapiano, trucidati
dai tedeschi il 16 novembre del 1943 ed un'epigrafe
che ricorda S. Francesco Caracciolo.
Una descrizione abbastanza dettagliata è
quella contenuta nell'apprezzo della terra di
Montelapiano, redatta nel mese di marzo 1668,
allorché il feudatario Michelangelo Mellucci,
barone di Montelapiano, fu dichiarato insolvente
per le migliaia di ducati di debito accumulati.

In sostanza il maniero era costituito da un cortile
centrale nel quale si aprivano stalle, granai
ed una cantina, costituita da due stanze, capace
di contenere parecchie botti; in fondo al cortile
una porta dava accesso ad un orto scosceso. Al
piano superiore nove o dieci camere con la Cucina,
ripostiglio e forno e due garitte di cui una fornita
di saettiere: il tutto valutato 2000 ducati. Ma
il perito non riferisce le condizioni in cui versava
la costruzione; condizioni che verranno poi valutate
dalla successiva padrona donna Zenobia Giudice
Caracciolo che, acquisito il feudo, per una somma
superiore all'effettivo valore, si rese conto
ben presto d'aver comprato un rudere di castello,
tant'è che qualche anno più tardi
risulteranno agibili solo tre stanze adibite a
granaio.
CRONOLOGIA ESSENZIALE
1150-1168 Rainaldo
f. di Aniba possiede nella terra Burrellense Pesco
Pennataro, Civita del Conte, Borrello, Colledimezzo,
Monte S. Angelo con Monte Ursario;
1269 a Raoul
de Courtnay vengono concessi da Carlo I d' Angiò
vari feudi tra cui Bomba, Rosello, Monte S. Angelo,
Gesso, Pietraferrazzana e Villa S. Maria;
1279-1303
Matilde de Courtnay e Filippo di Fiandra feudatari
di Monte S. Angelo
1304 Per abbandono
del Regno di Napoli da parte di Filippo di Fiandria,
Marino Siginulfo diviene signore di Monte S. Angelo;
1309-1329
da Ugone del Balzo il feudo di Monte S. Angelo
passa alla famiglia de Letto;
1323 i sacerdoti
di Monte S. Angelo pagano 1 tarì per la
Santa Visita;
1324-1325
La chiesa di S. Angelo su Monte S. Angelo è
soggetta a S. Maria in Basilica;
1385 Monte
S. Angelo appartiene al Napoleone Orsini;
1417 a questa
data Monte S. Angelo risulta in possesso della
Regia Corte
1417-1449
Monte S. Angelo appartiene a Raimondo Caldora
fratello di Giacomo;
1446 Raimondo
Caldora paga l'adoha per Colledimezzo, Villa S.
Maria, Fallo, Civita Luparella, Quadri, Pizzoferrato,
Rosello, Pilo, Borrello, Monte Lapidario
1449-1454
Giovanni Antonio e Restaino Caldora eredi dei
possedimenti di Raimondo, oberati di debiti, rivendono
il feudo di Monte S. Angelo alla Regia Corte;
1476-1507
Montelapiano (Monte S. Angelo è stato abbandonato)
entra a far parte della dote della regina Giovanna
III sposa di Ferdinando d'Aragona
1507 Villa
Santa Maria ( di fuochi 37), Borrello ( di fuochi
65), Montelapiano (di fuochi 20) ed altri paesi
vengono concessi a Fabrizio Colonna;
1507 Fabrizio
Colonna vende ad Andrea Carafa Villa S. Maria,
Castel del Giudi-ce, Fallo e Montelapiano;
1507-1510
Andrea Carafa 'dona' Montelapiano a suo nipote
Giovan Carlo;
1510-1515
il feudo torna alla Regia Corte per morte di Giovan
Carlo Carafa;
1515-1517
Luise Sanchez, tesoriere del Regno, è proprietario
di Montelapiano;
1517-1558
Federico Carafa acquista dal Sanchez Montelapiano;
1540 per rinunzia
di don Vitale de Bozanis, la chiesa di S. Angelo
viene data a don Donato di Renzo di Archi;
1558-1559
Ferrante Carafa vende il feudo di Montelapiano,
avuto dal padre Federico come dono di nozze, a
Martino de Segura, presidente della Regia Camera
della Sommaria;
1559 Martino
de Segura, oberato di debiti, vende i feudi di
Villa S. Maria e Montelapiano a Marino Caracciolo
Marchese di Bucchianico prestanome di Ferdinando
Caracciolo per 6354 ducati;
1559-1583 Ferdinando Caracciolo 1° barone
di Villa S. Maria e di Montelapiano;
1560 stipula dei Capitoli tra Montelapiano e Ferdinando
Caracciolo;
1567 accordo per i confini tra Villa S. Maria
e Montelapiano;
1568 per morte di don Donato di Renzo la chiesa
di S. Angelo viene data a don Geronimo Sciarra;
1578 Viene nominato arciprete a Montelapiano don
Marco Germano;
1583-1588
Giulio Caracciolo 2° barone di Villa S. Maria
e Montelapiano;
1588-1595
Giulio Caracciolo vende senza patto di ricompra
per 4000 ducati Montelapiano a Marco Tullio Thino
di Ortona;
1595-1597
Marco Tullio Thino rivende il feudo a Giulio Caracciolo
per 4000 ducati;
1597-1627
Ferdinando Caracciolo 3° barone di Villa S.
Maria e Montelapiano;
1607 la chiesa
di S. Angelo viene data a don Leonardo Garofano
di Agnone
1620 Affitto
delle entrate fiscali di Montelapiano a Giulio
e Carlo Caracciolo da parte del loro fratello
Ferdinando 3° barone di Montelapiano
1628 Saldo
del debito dei Caracciolo ai discendenti di Marco
Tullio Thino per la ricompra di Montelapiano
1628-1647
Giulio Cesare Caracciolo fratello di Ferdinando
vende Montelapiano a Michelangelo Mellucci
1647-1668
Il Mellucci va in fallimento per pessima gestione
dei suoi possessi
1668-1703
Zenobia Giudice Caracciolo moglie di Filippo Caracciolo
1° Principe di Villa S. Maria compra all'asta
Civitaluparella e Montelapiano per 29350 ducati;
1682 Platea
(catasto) di tutte le terre di Montelapiano
1692 Accordo
con Ferdinando Caracciolo per la permuta dei territori
ad uso di vigna e relativo pagamento da 84 salme
di vino mosto a 42 ducati.
1703-1731 Ferdinando
Caracciolo 2° Principe di Villa S. Maria e
barone di Montelapiano;
1715 Parroco
della chiesa di S. Michele Arcangelo è
don Antonio Camelondi
1731-1737 Gian
Francesco Caracciolo 3° Principe di Villa
S. Maria e barone di Montelapiano;
1737-1798
Maria Eleonora Caracciolo 4° Principessa di
Villa S. Maria e baronessa di Montelapiano;
1742 Compilazione
del Catasto Onciario
1750 Vertenza
tra Montelapiano e Fallo per il possesso di Fonte
Bernardo
1755 Convenzione
per l'uso promiscuo di Fonte Bernardo tra Fallo
e Montela-piano
1757 Controversia
tra Eleonora Caracciolo principessa di Villa S.
Maria e Montelapiano per l'esazione di 42 ducati
1798-1806
Francesco Caracciolo 5° Principe di Villa
S. Maria e barone di Montelapiano.
1803 Integrazione
della dote di Cecilia Camelondi di Montelapiano
andata sposa al notaio Alessio d'Intino di Bomba;
1809 Sentenza
della Commissione Feudale relativa al possesso
di Fonte Putile a favore di Montelapiano;
1824-1849
Lavori per la costruzione del Camposanto;
1841-1854
Accomodi alla Chiesa Parrocchiale;
NOTA BIBLIOGRAFICA
Le notizie qui riportate sono estratte da:
L. Cuomo, Da Monte S. Angelo a Montelapiano,
Tip. Full Press di Paolo Santini, Roma, 2006
M. L. Rinaldi, Montelapiano racconta...,
Stampa Pool Grafica Editrice, Roma, 2005
Per quanto riguarda le
notizie più recenti di Montelapiano
si ricorda il passaggio a frazione
di Villa Santa Maria nel 1929 come conseguenza
di una legge fascista secondo cui i piccoli paesi
con meno di mille abitanti dovevano diventare
frazioni dipendenti dal centro limitrofo più
grande. Dunque per tutto il periodo del fascismo
il paese è stato retto da un Commissario
o da un Vice Podestà. Grazie alle continue
pressioni dei cittadini nei confronti del Prefetto
Montelapiano nel 1947 torna
ad essere un comune autonomo.
La grande guerra ha lasciato un segno doloroso
anche all'interno della comunità di Montelapiano.
La sera del 16 novembre
1943 a Villa Santa Maria al ponte
della ferrovia del Turcaro sei cittadini,
che non ebbero nessuna possibilità di difendersi,
furono trucidati dai tedeschi. Una targa è
stata posta in loro ricordo.
Un altro momento importante è stata la
costruzione, da parte della società
Meridionale di Napoli, della centrale elettrica.
I lavori, dopo diversi studi fatti sulle rocce
circostanti, ebbero inizio nel 1942. Nel novembre
del 1943 i lavori furono sospesi a causa degli
eventi bellici e ripresi alla fine del 1945. Questa
grande opera diede lavoro a tanti operai di Montelapiano,
risollevando notevolmente le condizioni economiche
di tutta la popolazione. Per la sua realizzazione
la Società spese 14 miliardi di lire. La
centrale è situata in territorio di Montelapiano
e fino a qualche anno fa il Comune percepiva un
introito di sette milioni di lire l'anno, secondo
un contratto stipulato a suo tempo. La centrale
elettrica, la cui energia viene convogliata a
Napoli e a Roma, è composta di due settori:
nel paese c'è la vasca di carico delle
acque con le relative attrezzature, mentre in
località "Quadro Aperto", sita
nel comune di Villa Santa Maria, si trova la vera
centrale. Da ricordare che le case di via Cerri
all'entrata del paese furono costruite dalla S.M.E.
in quanto essa aveva abbattuto le case che si
trovavano sul ripiano del comune, la zona infatti
doveva essere sgombra e libera per la funzionalità
e la sicurezza della vasca di carico. Attualmente
al posto delle vecchie case c'è la villetta
comunale.
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